Costellazione di dicembre: Auriga
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Articolo di: Claudia Consiglio
Auriga è la grande costellazione invernale del “cocchiere”: facilmente riconoscibile per la brillante Capella (α Aur, mag. 0.08) e per il ricco campo di ammassi e nebulose come M36, M37, M38 e la Flaming Star (IC 405).
Stelle principali
La stella più nota è Capella (α Aur), una stella multipla molto luminosa (≈0.08 mag) che domina la costellazione; le altre stelle visibili a occhio nudo includono β Aur (Menkalinan), θ Aur e ι Aur. La stella Elnath (β Tauri) segna il confine con il Toro ed è talvolta associata alla figura della costellazione.

Credit: Stellarium
Deep sky: oggetti principali dell’ Auriga
La costellazione dell’Auriga non è solo un insieme di stelle, ma anche un punto di concentrazione di magnifici oggetti di deep sky, tra cui gli ammassi aperti M36, M37 e M38. M36 presenta stelle giovani e calde, con forte predominanza di componenti azzurre e bianche. M37 rappresenta il più ricco e luminoso tra questi ammassi, con una forte presenza di giganti rosse che testimoniano un’età maggiore rispetto agli ammassi circostanti. M38, collocato a distanza simile, è noto per la sua particolare disposizione stellare che forma un disegno percepito talvolta come croce o farfalla.
Un oggetto affascinante di natura diversa è la nebulosa IC 405, detta Flaming Star Nebula, una regione di emissione e riflessione illuminata dalla stella AE Aurigae, probabilmente espulsa migliaia di anni fa dall’ambiente del complesso nebuloso di Orione: un esempio di migrazione stellare che testimonia la dinamica gravitazionale della galassia.

Credit: Ole Nielsen



Credit: Hewholooks
Consigli astrofotografici
Per gli ammassi aperti un teleobiettivo 200–400 mm o un piccolo rifrattore da 80–100 mm su montatura equatoriale con inseguimento è ideale; per nebulose servono telescopi più lunghi o riprese a mosaico con filtri H‑alpha/LRGB per evidenziare il segnale di emissione.
Usate pose multiple corte (es. 60–180 s) con inseguimento e poi stacking (darks, flats, bias) per migliorare rapporto segnale/rumore; per nebulose deboli considera integrazione totale di diverse ore e filtri a banda stretta se il cielo è inquinato dalla luce artificiale.
Pratiche utili: controllate messa a fuoco con stelle guida, usate rotatore di campo per mosaici, proteggete ottiche dall’umidità con riscaldatori e porta batterie di riserva per temperature fredde.
Importante: pianificate sessioni in notti limpide e senza Luna per massimizzare contrasto e dettagli.

Quando e come osservare in Italia
Auriga è una costellazione invernale ben visibile dall’Italia: culmina intorno alla seconda settimana di dicembre e rimane alta nel cielo nelle ore serali e notturne; è quasi circumpolare per latitudini settentrionali e quindi osservabile per molte ore dopo il tramonto. In pratica, cercate Auriga a nord‑est dopo il crepuscolo astronomico e puntate il telescopio verso i tre Messier (M36 – M37- M38) per iniziare con oggetti facili e luminosi.
Mito dell’Auriga e le sue varianti
La tradizione mitologica lega la figura dell’Auriga a più interpretazioni. Nella versione greca più conosciuta, l’Auriga rappresenta Erichtonio di Atene, maestro nell’arte del cocchio a 4 cavalli, dotato secondo il mito di grande abilità meccanica, probabilmente ereditata dal padre Efesto, inventore e fabbro degli dèi. Capella, che in latino significa “piccola capra”, viene associata alla capra Amaltea, che nella mitologia nutrì il giovane Zeus: un legame simbolico tra forza divina e nutrimento celeste.
Nella tradizione babilonese, invece, l’Auriga assume connotazioni pastorali, poiché rappresenta un guardiano di bestiame celeste. Nella cultura romana, la figura si trasforma in simbolo di abilità atletica e controllo, richiamando i cocchieri delle corse nei circhi imperiali.

