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Costellazione di ottobre: Ariete

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Costellazione di ottobre: Ariete

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La costellazione dell’Ariete rappresenta un importante punto di intersezione tra astronomia e mitologia, distinguendosi non solo per la sua posizione nel cielo autunnale boreale ma anche per il profondo impatto culturale che ha avuto sin dall’antichità. Situata fra i Pesci a ovest e il Toro a est, la costellazione è ben conosciuta sia dagli appassionati di osservazione astronomica sia da chi è interessato alla tradizione dei miti classici greci.

Le stelle principali

Le stelle principali dell’Ariete non sono tra le più brillanti del cielo, tuttavia la loro identificazione è facilitata dalla forma a triangolo che suggerisce la stilizzazione del muso di un ariete:

Hamal (α Arietis) è la stella più luminosa della costellazione dell’Ariete, riconosciuta sin dall’antichità come la “testa dell’ariete”. Si tratta di una gigante arancione, distante circa 66 anni luce, dalla magnitudine apparente di 2.00. Hamal ha rivestito un enorme importanza storica: fino al II secolo a.C. rappresentava il punto di riferimento per l’equinozio di primavera, fungendo simbolicamente da “porta” del nuovo anno per molte culture antiche. Il suo nome deriva dall’arabo “al-ḥamal”, ossia “ariete”.

Sheratan (β Arietis), con magnitudine 2.64, è una stella bianca di sequenza principale, appartenente alla classe spettrale A5 V. È situata a circa 59 anni luce dalla Terra ed è particolarmente interessante perché parte di un sistema binario spettroscopico: la compagna è forse anch’essa una stella di tipo simile ma non visibile direttamente senza strumenti spettroscopici avanzati.

Mesarthim (γ Arietis) si distingue per essere una delle prime stelle doppie mai scoperte tramite telescopio: già nel 1664, Robert Hooke e Giovanni Cassini identificarono la sua natura binaria. Si tratta infatti di un sistema doppio composto da due stelle bianche di sequenza principale, dalla magnitudine apparente complessiva di 3.86 e distanti oltre 160 anni luce dal Sole. Tradizionalmente viene talvolta chiamata la “guardiana” della testa dell’ariete.

δ Arietis (Botein), quarta per luminosità, è una gigante arancione della classe spettrale K2 III, poco appariscente ma famosa per l’antico nome attribuitole dai popoli del Medio Oriente, Botein significa “ventre” in arabo, alludendo alla sua collocazione nel disegno dell’ariete stilizzato.

La stella 41 Arietis (nota anche come b Arietis) è invece famosa per il suo intenso colore azzurro e risulta fra le più interessanti da osservare con piccoli telescopi. Con magnitudine 3.63, dista circa 160 anni luce ed è apprezzata da chi ama osservare colori stellari distinti.

π Arietis è invece una stella multipla, distante oltre 800 anni luce e dalla magnitudine di 5.21, nota agli appassionati per il suo sistema complesso e per essere facilmente separabile in due componenti con binocoli di media potenza.

Infine, λ Arietis (magnitudine 4.95) è una stella subgigante di tipo F0 IV, situata a circa 129 anni luce, dalla luce giallognola, generalmente non facilmente identificabile a occhio nudo ma interessante in osservazioni dettagliate con strumenti.

Oltre a queste, l’Ariete comprende numerose altre stelle di interesse secondario, molte delle quali sono nominate nei grandi cataloghi storici come quelli di Bayer o Flamsteed, che hanno permesso di tramandare l’identità di questa costellazione nel tempo.

Immagine delle stelle principali costituenti la costellazione dell’Ariete.
Credit: Stellarium

Deep Sky dell’Ariete

Nonostante essa non sia particolarmente ricca di oggetti deep sky spettacolari, come può esserlo Orione o il Sagittario, al suo interno si trovano comunque alcune galassie e ammassi che attirano l’attenzione degli osservatori esperti e dei possessori di telescopi di media potenza.

L’oggetto più famoso dell’Ariete è senza dubbio la galassia a spirale NGC 772. Situata a circa 130 milioni di anni luce dalla Terra, questa galassia è nota per peculiari asimmetrie: uno dei suoi bracci a spirale appare insolitamente sviluppato a causa dell’interazione mareale con la piccola galassia compagna NGC 770. Con magnitudine 10.3, NON è visibile a occhio nudo, ma si manifesta come un alone luminoso già con telescopi di 200 mm di apertura. NGC 772 risulta particolarmente interessante perché il suo studio offre spunti su come le interazioni galattiche possano modificare morfologia e tassi di formazione stellare nelle galassie stesse.

Un altro oggetto degno di nota è la NGC 770, una piccola galassia ellittica compagna di NGC 772. La sua luminosità è minore (magnitudine 14.1), quindi risulta riservata agli osservatori dotati di strumenti avanzati.

Per quanto riguarda invece gli ammassi stellari aperti e globulari, questa costellazione non ne annovera di particolarmente spettacolari o facilmente osservabili, come nel caso delle Pleiadi o dell’ammasso del Presepe.

Infine, questa costellazione non ospita nebulose planetarie o diffuse di rilievo paragonabile a quelle di altre costellazioni. Alcune piccole regioni di nebulosità diffusa possono essere individuate solo con strumentazione professionale e non costituiscono obiettivi di primaria importanza per l’astrofilo medio.

Immagine RGB della galassia NGC 772 e della galassia nana NGC 770 (in alto al centro) in interazione. Dati del Liverpool Telescope, un telescopio RC da 2 m a La Palma, elaborati da Göran Nilsson. 86 esposizioni da 100 secondi per un totale di 2,4 ore.
Credits: Göran Nilsson & The Liverpool Telescope

Quando e dove ammirarla in Italia

La visibilità della costellazione dell’Ariete in Italia raggiunge il suo apice proprio nei mesi autunnali. In particolare, nel mese di ottobre 2025, essa si trova in una posizione ottimale per l’osservazione dal territorio italiano, che si estende approssimativamente tra i 36° e i 47° di latitudine nord (Bagheria, Sicilia: 38° 05′ N).

Durante la seconda metà di ottobre, questa costellazione sorge a est poco dopo il tramonto e guadagna progressivamente altezza durante la notte, culminando (raggiungendo il punto di massima elevazione sull’orizzonte) verso le ore 02:00 del mattino. Permane ben visibile sino alle prime luci dell’alba, risultando la sua individuazione particolarmente agevole nelle prime ore della notte grazie all’assenza della Luna piena in certe fasi.

Nella settimana centrale di ottobre 2025, l’Ariete sorge attorno alle 19:45 (ora locale), raggiunge una massima altezza sull’orizzonte sudest fra le 2:00 e le 3:00, per poi tramontare verso le 09:30 del mattino. In questo lasso temporale, toccherà un’altezza angolare massima compresa tra i 50° e i 60° sopra l’orizzonte sud (dipendente dall’azimut e dall’ora precisa), rendendola facilmente individuabile anche in ambienti urbani con bassa luminosità diffusa.

Inoltre, il punto di culminazione dove Hamal (α Arietis) tocca la massima altezza a sud, avviene tra azimut 180° e 170°, ossia in direzione sud-sudest. L’ampia distanza angolare dalla Luna piena (che cade il 6 ottobre 2025) favorisce l’osservazione di oggetti meno luminosi nella seconda metà del mese, quando la Luna tramonta in anticipo rispetto all’orario di osservazione della costellazione.

In ottobre 2025, la Luna piena cade il 6 ottobre. Le notti tra il 15 e il 25 ottobre saranno quindi ottimali per l’osservazione di stelle deboli e deep sky nel settore dell’Ariete, dato che la Luna non interferirà con la luminosità del fondo cielo. Le condizioni meteorologiche dell’Italia meridionale (Sicilia inclusa) sono spesso favorevoli in autunno per la trasparenza dell’atmosfera, garantendo cieli limpidi per numerose notti consecutive.

Raccomandiamo l’utilizzo di binocoli o piccoli telescopi per cogliere il fascino delle componenti meno luminose, come le deboli stelle secondarie, le binarie (es. Mesarthim) e i pochi oggetti deep sky visibili. Nei cieli rurali, privi di inquinamento luminoso, anche le galassie più deboli dell’Ariete possono essere documentate da astrofotografi esperti.

Per facilitare il riconoscimento della costellazione, spesso scambiata con la parte terminale dei Pesci o con la vicina costellazione del Triangolo, si consiglia di cercare la “catena” appena arcuata formata da Hamal, Sheratan e Mesarthim, in direzione sud-est nelle prime ore notturne di ottobre. Questo asterismo rappresenta idealmente la fronte e il corno dell’ariete stilizzato.

Il mito dell’Ariete

Il mito classico collegato all’Ariete è uno dei più celebri dell’antichità e costituisce il prologo alla saga degli Argonauti. Secondo la variante maggiormente tramandata, Frisso ed Elle, figli del re Atamante e della matrigna Ino, sono perseguitati a causa delle macchinazioni di questa, che vuole la loro morte. Quando tutto sembra perduto, interviene un ariete dal vello d’oro, mandato da Ermes (o dalla nuvola Nefele secondo alcune versioni), che li porta in salvo volando dall’Ellade (Grecia) verso la Colchide, oltre il Mar Nero.

Durante il viaggio, Elle precipita nell’istmo che da quel momento sarà chiamato “Ellesponto”. Frisso raggiunge la Colchide dove sacrifica l’ariete a Zeus e dona il preziosissimo vello al re Eete, che lo appende in un bosco sacro e lo fa sorvegliare da un drago. Da qui nasce la leggenda degli Argonauti: Giasone organizzerà la spedizione per conquistare il vello, simbolo di regalità e potere arcano.

Immagine rappresentante il mito dell’Ariete

C’è da dire che la narrazione del Vello d’oro è tutt’altro che unitaria. Molte fonti alternano dettagli e motivazioni, enfatizzando ora il sacrificio dell’ariete come animale sacro agli dei, ora la funzione del vello come simbolo di fertilità o di ricchezza pastorale. Secondo alcune versioni minori, l’ariete rappresenta l’incarnazione celeste della nuvola Nefele o una forma divina di Ermes stesso, sottolineando i forti legami tra mitologia e fenomeni naturali stagionali, come l’arrivo della primavera e la rigenerazione della vegetazione.

Infine, la tradizione babilonese e persiana vedeva nell’Ariete una figura associata direttamente agli dei-sole e alla fecondità, accentuando lo stretto rapporto tra le osservazioni cosmiche e l’agricoltura dei popoli dell’antichità mediterranea.

Il nome Ariete (Aries in latino) si rifà alle radici indoeuropee legate alle culture pastorali pre-elleniche. Nell’astronomia araba e persiana, la costellazione era già descritta come un ariete (“Al-Ḥamal”) e il suo simbolismo era centrale per le pratiche agricole e calendari antichi. Il suo ruolo nell’almagesto di Tolomeo consolidò la posizione tra le 48 costellazioni classiche, tramandando la forma simile a quella attuale.

Articolo di: Claudia Consiglio, c.consiglio@uai.it

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